Ritiro mindfulness e pratica intensiva

La pratica intensiva

La pratica intensiva della mindfulness consiste nell’immergersi in un tempo che consenta di dedicarsi esclusivamente al coltivare l’attenzione focalizzata e l’equanimità, attraverso pratiche formali ed informali. Questo tempo può durare una giornata, un weekend, dieci giorni o anche più.

I protocolli di Mindfulness cominciano ormai ad essere molto diffusi, le persone che aderiscono al programma e che praticano in modo sufficientemente regolare traggono sicuri vantaggi. Il problema insorge quando, al termine delle otto sessioni, ciascuno rientra nella routine e, soprattutto se si è ritornati ad uno stato di relativo benessere, la pratica viene abbandonata, o quantomeno trascurata. In genere gli insegnanti di Mindfulness,  al termine di ogni protocollo, suggeriscono che in quel momento si è giunti “alla fine dell’inizio”. Questa affermazione indica che ciascuno, frequentando gli otto incontri previsti, ha acquisito gli strumenti per praticare la consapevolezza (“attenzione focalizzata” – Daniel Siegel) per il resto della propria vita; è infatti la costanza nella quotidianità che dà forza alla nostra abilità di essere consapevoli e capaci di affrontare al meglio le situazioni di stress. I partecipanti vengono messi in guardia, se è possibile vengono indirizzati verso un Sanga, cioè un gruppo che si riunisce regolarmente, in genere una volta al mese, per praticare. Viene inoltre consigliato di frequentare una giornata di pratica intensiva e di partecipare ad un ritiro, almeno una volta l’anno.

Mindfulmente organizza, almeno tre volte l’anno, una giornata intensiva, aperta a chiunque abbia fatto un corso di mindfulness. La giornata è un’occasione per dedicarsi a se stessi, condividere con gli altri le proprie esperienze e riavvicinarsi alla Mindfulness. Il luogo tranquillo, spesso immerso nella natura favorisce l’allontanamento dallo stress quotidiano. Verranno riproposte alcune pratiche del protocollo base e altre originali; per esempio il pasto sarà un’occasione per mangiare consapevolmente, secondo i principi della Mindful Eating.

Ritiro residenziale marzo ’19 – “Agriturismobio Terra di Mezzo” – Armeno

I ritiri residenziali sono rivolti a persone che a volte hanno già una certa conoscenza della pratica a volte invece vi si avvicinano per la prima volta e desiderano farlo attraverso una full immersion. Questi ritiri possono essere un introduzione alla pratica in generale o riguardare temi specifici che hanno a che fare con essa. Possono essere dedicati ad un utenza particolare, a volte legati alla formazione ad esempio per operatori socio-sanitari; oppure possono essere rivolti a chiunque e rappresentare un momento di crescita e ricerca personale. Si alternano momenti di pratica formale, statica o in movimento, a momenti di pratica informale; spazi legati alla condivisione e alla lettura a momenti di silenzio. Da non trascurare è l’aspetto relazionale di un ritiro di questo tipo: in genere la convivenza, e la condivisione creano un’intimità molto gradevole e “calda”, un clima basato su uno degli aspetti più vicini alla mindfulness, quello della compassione (la capacità di mettersi nei panni dell’altro e di avere l’intenzione di aiutarlo – anche “solo” attraverso un atteggiamento di ascolto e di rispetto –  la consapevolezza che dietro le maschere dell’apparenza siamo davvero tutti sulla stessa barca, siamo tutti esseri umani, ciascuno a modo proprio alla ricerca di riconoscimento e di felicità – “possano tutti gli esseri vivere felici, in pace, liberi dalla sofferenza”.

I ritiri legati al silenzio: l’idea fondante è quella di immergersi dentro se stessi, in un contesto protetto, per conoscersi meglio e sviluppare, attraverso l’esercizio dell’attenzione focalizzata, le capacità di ascolto ed equanimità che sono alla base del nostro equilibrio psico-fisico: questi ritiri possono avere differenti lunghezze e sono caratterizzati da molte ore di pratica e da lunghi periodi di silenzio, a volte la comunicazione rimane interrotta in modo continuativo per giorni interi, le sole eccezioni sono legate a necessità particolari o i colloqui con gli insegnanti.

Rob Nairn ha parlato del ritiro nel silenzio come di una sorta di “disintossicazione della mente”: il mondo è pieno di stimoli, alcuni li cerchiamo attivamente, in altri ci troviamo immersi senza volerlo. Il silenzio di un ritiro è la privazione volontaria di molti di questi stimoli: In genere viene richiesto di astenersi dallo scrivere, dal leggere, dal telefonare, dall’avere qualunque tipo di comunicazione e contatto con il mondo esterno e con gli stessi partecipanti; in alcune occasioni è richiesto anche di astenersi dall’assumere sostanze che possano agire in modo intenso sul nostro sistema nervoso: bevande alcoliche, caffè, sigarette e ovviamente qualunque tipo di droga o medicinale psicotropo (nei più hard anche gli analgesici sono negati!). Tale condizione impedisce alla nostra mente di avere troppe distrazioni, consentendoci di (so)stare in un tempo ed uno spazio diversi rispetto al quotidiano, in cui  notare ciò che emerge, allenando la nostra capacità di osservare in modo non giudicante (equanime), accogliere e lasciare andare (sia ciò che ci affligge che ciò che amiamo) con amorevole gentilezza. Un viaggio affascinante ed emozionante nelle profondità di noi stessi.

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