Resilienza: Come riciclare i problemi e trasformarli in risorse

La resilienza è la capacità della nostra mente di affrontare le sfide della vita, utilizzando le nostre risorse. Vediamo come possiamo trasformarci in una persona resiliente.

Quotidianamente ci troviamo ad affrontare una serie di piccoli e grandi problemi: fa parte della vita. Il nostro corpo e la nostra mente sono strutturati per affrontare l’ambiente e le sue sfide.

L’esistenza è costellata di continui adattamenti alle condizioni ed alle situazioni che è necessario affrontare per vivere. Per lo più ce la facciamo in un continuo divenire di : problema – adattamento, avanti nella vita, dal mattino alla sera, sfide piccole e grandi, ostacoli che superiamo e così procediamo.

resilienza cos'è

Problema: il muro davanti

A volte il problema, la situazione, l’ostacolo appaiono in quel momento di vita, in quel luogo, in quel contesto famigliare un muro insormontabile, un di più che atterra e ci fa sentire impotenti. Mi riferisco a ciò che ci disequilibra e cambia la nostra vita come:

  • la diagnosi di una malattia degenerativa come il Parkinson,
  • la perdita del lavoro,
  • una separazione,
  • un lutto importante.

Allora cosa fare? Come superare il problema e ancora di più fare in modo che quel problema diventi una risorsa?

Cos’è la resilienza?

La resilienza può essere definita come resistenza ai colpi. E’ la capacità di resistere alle intemperie della vita e rialzarsi. L’elasticità è adattabilità alla realtà ed è frutto di una combinazione di fattori biologici, psicologici e sociali. Molto si può fare per incrementare tale capacità.

Il percorso di sviluppo della resilienza avviene per fasi:

  • negazione
  • consapevolezza
  • crisi
  • cambiamento
  • avvicinamento agli altri

Negazione verso consapevolezza

Di fronte ad una situazione difficile ad un ostacolo che ci disequilibra la prima reazione normale per tutti è la negazione. Le frasi che ci diciamo in un primo momento sono: “Si saranno sbagliati”, “Non può essere successo a me”. Il nostro comportamento è per un certo tempo “come se” non fosse successo nulla.

Questa fase è normale ma è importante che non duri a lungo perché per poter affrontare il problema e trarre un beneficio nel superare la sfida è necessaria la consapevolezza del qui ed ora: quella presenza di se stessi che ci permette di analizzare la situazione così com’è ora senza ruminare sul passato di ciò che poteva essere né caricata di ansie rispetto al futuro indefinibile.

La nostra mente è sempre al lavoro in un continuo andirivieni tra passato, presente, futuro ma quando un grande muro di problemi ci si para davanti è necessario poterlo guardare nel qui ed ora, analizzarlo con lucidità, per poter capire come superarlo, cogliendone altezza, spessore, fenditure ed aperture.

La pratica della Mindfulness per sviluppare la resilienza

Un utile  allenamento alla consapevolezza sono le pratiche di Mindfulness: ci sono programmi di 8 settimane per imparare per la vita un metodo eccezionale che ci insegna ad essere presenti.

Possiamo cominciare ad allenarci alla consapevolezza con un semplice esercizio che ci permette di riequilibrarci ed ancorarci al presente prestando attenzione anche solo per tre minuti al nostro respiro.

Cosa significa?

  1. Intanto respirare (quando siamo tanto tesi , sommersi da un mare di ansia, andiamo in apnea e così tesi aggraviamo la situazione).
  2. Facciamo tre bei respiri profondi, nella fase di inspirazione percepiamo l’aria che entra nelle narici e giù nella trachea e nei polmoni e poi nella fase di espirazione butto fuori l’aria lungamente come se soffiassi dentro un palloncino.

Provate e sentirete subito un sollievo ed una calma.

C’è una continua connessione tra la mente ed il corpo: calmo il corpo e calmo la mente e posso guardare con più lucidità la realtà. Questo ci fa aumentare la percezioni della nostra competenza ed aumentare l’autostima.

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Crisi: La ricchezza di una parola

Ora potreste dire: “Brava lei, e adesso che sono diventato consapevole? E adesso che la cruda realtà mi si para davanti cosa faccio?”

Il significato di una parola che ci crea ansia ci viene in aiuto, quando siamo di fronte ad un problema, diciamo: “Sono in crisi”.

Ecco la parola è crisi, deriva dal greco Krisis che significa “giudizio, decisione”.

Io, quando mi sono soffermata su questo significato ho avvertito un senso di leggerezza…“ma allora c’è una speranza”…questo momento può diventare importante, decisionale.

Certo ci possiamo trovare in un momento difficile ma possiamo cogliere l’occasione per organizzarci, utilizzare il nostro spirito critico ed attuare un cambiamento.

Ma come possiamo cambiare?

Attenti! Tutti lo possiamo fare, proprio tutti. Possiamo mettere in discussione i nostri atteggiamenti e cambiare i nostri comportamenti.

Cambiamento: il potere della persona resiliente

È  alla portata di tutti potersi allenare al cambiamento. La vita, l’abbiamo detto, che ci piaccia o no è un continuo divenire di cambiamenti.

  • Alleniamoci a sciogliere i nostri blocchi.
  • Evitiamo frasi del tipo: “Sono fatto così”. “E’ impossibile”, “Non ce la faccio”.
  • Usiamo invece termini come: “E’ possibile”, “Provo”.
  • Possiamo stabilire di fare un cambiamento ogni giorno: percorrere una strada diversa per andare al lavoro, osare un colore diverso nel nostro abbigliamento, salutare chi non abbiamo mai salutato.

Questo allenamento ci fa cambiare prospettiva, ci fa guardare le cose e noi stessi da un’altra prospettiva, ci aiuta a vedere il nostro muro del problema in modo diverso, ci apre prospettive inattese.

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Il fattore umano: tutti insieme si può e di più

Un problema, tante soluzioni. Ficchiamoci in testa che non c’è una sola soluzione possibile. Se siamo consapevoli e aperti al cambiamento i muri cominceranno ad essere guardati e poi superati.

Si può contare su una risorsa straordinaria,  che io chiamo “Il fattore umano”. Ossia l’incontro con l’altro, inteso con i nostri simili.

Sarà capitato anche a voi di essere in viaggio in una città sconosciuta e con grande senso di potere ed autonomia affidarsi ai navigatori sul cellulare, tanto utili, senza dubbio, ma decisamente bizzarri: alcune volte ti ritrovi a girare in tondo con la freccia che va a destra e poco dopo a sinistra, insomma spesso ti ritrovi allo stesso posto innervosendoti.

Allora ho imparato a riprendere la cara e amata cartina o mappa, piazzarmi a braccia aperte in mezzo alla via, a quel punto spesso arriva un buon cittadino soccorritore del turista che ti chiede se hai bisogno d’aiuto. Mi si apre il cuore: con i gesti, la lingua inglese, francese e tanti sorrisi si capisce dove andare.

L’aiuto degli altri, l’apertura ai nostri simili ci consente di avere una prospettiva nuova, ci aiuta a non sentirci soli davanti al muro. Possiamo fare “scaletta” e scalare insieme: esiste l’associazionismo fatto di tante belle persone, esistono gruppi nel web, su Facebook, esseri umani con i quali scambiare idee, consigli e diventare amici.

Allora con consapevolezza, apertura al cambiamento e agli altri, i problemi possono essere riciclati, “prendiamo il positivo”, diventare risorse, crescita apertura…usare la resilienza.

 

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3 Comments

  1. Gisella

    Bell’articolo! Molto interessante! Ho frequentato il corso mindfulness qualche anno fa e oltre ad essermi molto piaciuto le pratiche che insegnano mi sono tornate utili per vari aspetti della vita.

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