Shiatsu e discipline complementari nella malattia di Parkinson

Leggero è il macigno portato con le ali.

(Chandra Livia Candiani)

 

Il termine “olistico” deriva dalla parola greca ὅλος che significa tutto, intero, totale.

Una disciplina olistica sarebbe quindi quella che si occupa dell’individuo nella sua interezza.

Paradossalmente potremmo dire però che non esistono terapie olistiche: esiste un approccio che si accosta all’individuo – non alla malattia – in modo da aver cura del suo essere uno e intero – corpo, mente, spirito, cuore.

Un approccio olistico quindi può e deve comprendere l’utilizzo della medicina convenzionale accanto a quello di medicine tradizionali o complementari quali possono essere:

  • l’agopuntura,
  • il Tai Chi,
  • lo shiatsu,
  • la biodanza,
  • la naturopatia

L’integrazione tra le diverse medicine è stata incoraggiata anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità in un documento del 2014 (WHO Traditional Medicine Strategy 2014-2023)

Studi sulla Malattia di Parkison e le Terapia Olistiche

Secondo alcuni studi che hanno analizzato la prevalenza dell’uso delle terapie complementari tra individui affetti da malattia di Parkinson (J Clin Neurosi 2013;20:1062-7) realizzati in Europa, Stati Uniti, Sud America e Asia su 1328 pazienti si evidenzia che le alternative più utilizzate sono l’agopuntura, i massaggi, i prodotti erboristici e gli integratori.
Tali interventi sono per lo più intrapresi spesso all’insaputa del medico curante: solo in una percentuale di pazienti compresa tra l’11 ed il 20% la prescrizione deriva da un consulto specifico con personale sanitario. (www.parkinsonitalia.it).

Esiste purtroppo uno scarso numero di ricerche che analizza il ruolo e l’efficacia delle terapie complementari.

Una rassegna del 2011 di studi EBM ha annoverato tra gli interventi efficaci nel trattamento dei sintomi motori della malattia ((Mov Disord 2011;26: S1-S41):

  • le pratiche di Tai Chi e Qigong,
  • lo yoga

Alcune ricerche condotte dall’Harvard University anni or sono e dal National Institute of Environmental Health Sciences più di recente dimostrano che un esercizio fisico regolare previene molti dei sintomi motori o aiuta a ridurne l’impatto sulla vita quotidiana, anche dal punto di vista emotivo psicologico.

Il Tai Chi – con la ricerca dell’armonia tra gli opposti nel corpo e nello spirito attraverso i movimenti morbidi e lenti – e lo yoga influenzano la mobilità e l’equilibrio.

Shiatsu e Parkinson

Benefici dello Shiatsu sui malati di Parkinson

Lo shiatsu può agire su alcuni sintomi caratteristici come:

  • la comparsa di movimenti involontari e di blocchi motori,
  • i tremori,
  • la rigidità muscolare,
  • la difficoltà nell’uso della parola
  • la flessione del tono dell’umore
  • la stipsi.

L’obiettivo dei trattamenti shiatsu è proprio quello di agire su questi sintomi ripristinando prima di tutto un equilibrio generale, andando a lavorare appunto, attraverso il contatto con il corpo e l’azione sui meridiani, sul sistema nervoso, muscolare, endocrino e osteoarticolare.

Il risultato che si ottiene, avvalorato anche da alcuni studi condotti in It­­alia da associazioni che si occupano di questa malattia, è prima di tutto il rilassamento muscolare e psichico, correlato ad una percezione più consapevole del proprio corpo e delle sue possibilità positive.

Cresce il senso di sicurezza e di accudimento attraverso un contatto accogliente; ­migliorano il ritmo respiratorio e i problemi legati alla stitichezza: in altre parole migliora la qualità della vita in generale (Giugno 2003, G.Cislaghi; M. Alesso).

 

Ogni individuo rappresenta un universo unico: chi decide di avvicinarsi ad un percorso che comprenda una o più discipline complementari dovrà trovare attraverso l’esperienza personale quella più appropriata al proprio essere.

È fondamentale in ogni caso rivolgersi ad operatori esperti ed affidabili, senza trascurare di condividere questa scelta con i medici di medicina convenzionale che accompagnano il percorso dell’individuo ­­­attraverso la malattia.

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